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A Pechino, mentre Bruxelles nicchia, Riad fa sul serio. E lo fa più in fretta

Quando il premier britannico David Cameron, in visita a Pechino, "osò" auspicare un accordo di libero scambio fra l'Europa e la Cina, Bruxelles si affrettò stizzita a buttare acqua sul fuoco. Prematuto, disse: troppe questioni ancora da chiarire.

Così, mentre nella Ue si dibatte, l'Arabia Saudita ci sorpassa a destra a gran velocità. E' bastato un viaggio di 96 ore a Pechino del principe ereditario saudita, Salman Bin Abdulaziz Al Saud, per gettare le basi di un accordo di libero scambio fra il gigante mediorientale e quello asiatico.


La posta in gioco è chiara: petrolio, in cambio di prodotti della manifattura. La Cina avrà un accesso privilegiato alle fonti energetiche, l'Arabia Saudita si aggiudica uno sconto sulle importazioni.

Cosa importa di tutto questo alle nostre imprese? Parecchio, importa. Nell'industria cinese è in atto un salto di qualità, verso prodotti a più alto valore aggiunto, sempre più simili a quelli occidentali. Se non dopodomani, ma addirittura domani, questi manufatti prenderanno la via dei mercati mediorientali alleggeriti dai dazi, la vita per le nostre imprese che esportano in Arabia Saudita si farà difficile. 

Siamo sicuri che ci conviene continuare a fare dibattito?

  • Damiano |

    Ma come possiamo aprire libero scambio con un paese la cui economia prospera nella disonesta’ del copiare prodotti altrui?
    Come possiamo aprire il libero scambio con un paese indifferente a qualsiasi regolamento internazionale quando noi siamo costantemente afflitti da assurde regole fatte da altri?
    Prima di tutto dovremmo agire su questi meccanismi contorti e dannosi.

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