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Il Cile ci insidia alle Olimpiadi

La Spagna e la Grecia sono due vecchie conoscenze, e ci sta. Ma ora l'Italia dell'olio deve guardarsi da nuovi, agguerriti concorrenti provenienti dal Sud del mondo. Come il Cile.


La settimana scorsa a Verona si è svolta la 12esima edizione del concorso internazionale Sol d'Oro, organizzato da Veronafiere, che per gli addetti ai lavori rappresenta una sorta di Olimpiade dell'olio di qualità. Le aziende agricole italiane e quelle spagnole se la sono giocata piuttosto alla pari, come sempre negli ultimi anni, spartendosi di fatto la vittoria nelle diverse categorie.

Tra i comprimari ci sono stati gli oli turchi, croati, sloveni. Ma la notizia è un'altra: a partire da quest'anno le Olimpiadi dell'olio raddoppieranno e a settembre si svolgerà la prima edizione di "Sol d'Oro Emisfero Sud". Perché di concorrenti emergenti ormai ce ne sono parecchi, ed evidentemente hanno anche la forza di richiedere e ottenere una loro competizione propria. E chi ospiterà la prima edizione? Il Cile, naturalmente.

Un Paese che fino al 2006 nemmeno compariva nella graduatoria dei principali produttori mondiali di olio d'oliva (fonte: International Olive Oil Council) ma che in soli sei anni è cresciuto a ritmi cinesi: 5mila tonnellate nel 2006, 8.500 nel 2008, 21.500 nel 2011 fino alle 32mila del 2013.

Dalle performace italiane certo siamo ancora lontani: il nostro Paese l'anno scorso ha prodotto 450mila tonnellate d'olio. Al contrario del Cile, però, la nostra è una parabola discendente, o quanto meno altalenante: le tonnellate 2004 erano 879mila, quelle 2002 634mila.

Insomma, se non stiamo attenti, finiranno col batterci anche sull'olio?