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Sull’agenda digitale c’è qualcuno che fa sul serio

C’è una città dove un abitante su due usa il telefono cellulare per fare un bonifico, dove i cittadini possono segnalare episodi di violenza attraverso una mappa interattiva su Web, e dove gli agricoltori sanno in tempo reale via sms il prezzo all’ingrosso dei cereali.

Questa città non è Los Angeles. E nemmeno Pechino o Singapore. Questa città è Nairobi.


Il Kenya è uno dei Paesi più sviluppati al mondo per quanto riguarda i servizi di mobile banking, e insieme alla Nigeria e al Sudafrica è uno degli snodi più importanti della rivoluzione informatica che sta cambiando il volto del continente africano.

Il Kenya non è nemmeno più solo quel paradiso terrestre per turisti europei a cui siamo stati abituati negli ultimi venti anni. Si legge nell’Economist della scorsa settimana che questo è uno dei Paesi centrali da cui prenderà vita la rivoluzione industriale 3.0 dell’era global: dopo la Cina, è l’Africa a candidarsi a prossima fabbrica del mondo.

Certo, i colleghi della stampa inglese sembrano lasciarsi andare a un eccesso di ottimismo. Ma i segnali di fioritura del manifatturiero in Kenya ci sono: dalla statunitense Sram, che aprirà a Mombasa una fabbrica di biciclette; alla Mobius Motor, fondata dal britannico Joel Jackson, che costruirà autovetture adatte agli sterrati africani. Quale azienda italiana seguirà l’esempio?

  • Stefano |

    A questo proposito, mi piacerebbe un approfondimento sui Paesi più dinamici in materia di nuove tecnologie, dove magari trasferire start up italiane. Est Europa?

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