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Liceo classico in crisi? Fuori il greco, dentro il cinese

Il primo passo per internazionalizzare un'azienda consiste nell'essere internazionalizzati dentro. E' uno stato dell'anima, ma in parte lo si impara sui banchi di scuola. Dove voglio andare a parare?

I licei classici lamentano un calo di iscritti, e i presidi più accorti stanno cercando di correre ai ripari: chi offre più inglese, chi ci mette la musica, chi accelera sui computer. E se la chiave fosse quella di abolire il greco e il latino e sostituirli col cinese?


Io sono tra quelli che il liceo classico l'hanno fatto e l'hanno apprezzato. Quindi, sia chiaro, sono l'ultima a volerlo affossare. Il suo pregio migliore? Quello di avermi aperto la mente, di avermi insegnato a ragionare. Lo devo in primo luogo a una professoressa straordinaria di filosofia, e in secondo luogo al greco e al latino. Ricostruire i pezzetti di pensiero sparsi qua e là, come se ogni frase fosse un puzzle, è meglio della Settimana enigmistica, insegna a ragionare. Però poi, a diciotto anni, o si diventa prof o queste due lingue non servono più.

Ora: sono il greco e il latino le uniche due lingue ad avere una struttura diversa dalla nostra? No. Anche il cinese, per esempio, ha regole differenti. A cominciare dagli ideogrammi: le parole in Cina sono immagini, e ogni parola porta al suo interno la somma dei disegni dei concetti che la compongono. Ce n'è abbastanza per aprire le menti anche dei più ostinati. Con un vantaggio, rispetto al greco, non da poco: quando si esce dal liceo, si ha in tasca una lingua viva. Parlata da più di un miliardo di persone. Parlata da un Paese che sposta l'economia del mondo.

Certo, per Renzi e la Giannini, rottamare i docenti di greco e latino e sostuirli con insegnanti di cinese sarebbe una bella gatta da pelare. Ma alzino la mano quanti liceali sono finiti a fare i prof e quanti invece lavorano in un'azienda: a tutti i secondi, che scommetto sono la maggioranza, quanto sarebbe stato più utile oggi il cinese del greco?

 

  • Elisa |

    Nessuno mette in discussione il valore della cultura cinese. Ma la nostra, di cultura, nasce dall’antica Grecia e dall’antica Roma, piaccia o no. Perciò, un liceo classico senza greco e latino, non sarebbe un liceo classico. Nulla vieta di aumentare le ore d’inglese o d’informatica o di aggiungere il cinese o qualsiasi altra lingua straniera: ma perché togliere al liceo classico la sua essenza? Chi sostiene che greco e latino servano solo a chi diventerà “prof” sbaglia, a mio parere. Io li ho studiati e li ho trovati estremamente utili, per la mia vita e per il mio lavoro (che nulla ha a che fare con l’insegnamento). E’ grazie alle ore impiegate a memorizzare declinazioni e coniugazioni (i miei dicevano che recitavo il rosario…) che ho acquisito una certa facilità ad imparare le lingue straniere (il cinese mi manca, lo ammetto, ma non è detto che non lo studierò in futuro). Quanto alle letture in traduzione,è vero, se ne trovano anche di validissime. Ma un mio professore universitario diceva che, per chi vuole laurearsi in Filosofia, dovrebbe essere obbligatorio lo studio del tedesco, perché Kant, Hegel, Heidegger, etc. possono essere compresi a pieno solo se studiati nella lingua madre. Aveva ragione: ogni lingua ha le proprie sfumature, le proprie particolarità, che neanche il traduttore più esperto può rendere al 100%.

  • Micaela Cappellini |

    Le assicuro che anche la Cina ha un bagaglio culturale e filosofico paragonabile a quello della Grecia. E’ solo che noi non lo conosciamo.
    Quanto a Socrate o Platone, possiamo sempre studiarli in traduzione italiana. Del resto, oggi, al classico, nessuno studia Kant in tedesco o Rousseau in francese

  • Stefano |

    Non penso che sfruttare la via utilitaristica su un linguaggio come il greco sia la soluzione migliore. “Pensare in greco”, come faceva dire la Yourcenar ad Adriano, significa portare avanti un’apertura mentale orientata non solo alla struttura linguistica ma all’enorme bagaglio culturale e profondamente radicato nel dramma umano che non penso sia sostituibile. Perchè invece non guardare al cinese come una nuova opportunità? Ma sempre in chiave complementare.

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