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X come Pakistan: la nuova Mecca della delocalizzazione tessile

In principio era Mauritius. Poi è arrivata la Cina, e ha fatto saltare il banco. Poi la Cina è diventata troppo costosa ed è stata l'ora del Bangladesh. Poi le fabbriche sono bruciate, sul tavolo da gioco è calato il fantasma della sicurezza sul lavoro, e le imprese straniere hanno scelto la via della prudenza.

E se ora fosse la volta del Pakistan?


Due sono gli indizi che puntano dritti su uno dei più grandi (e anche instabili) Paesi musulmani d'Asia. Li ricorda il Financial Times. Il primo è che da dicembre la Ue ha incluso il Pakistan nel "Sistema delle preferenze generalizzate" , uno schema che concede ai Paesi in via di sviluppo di esportare i propri prodotti verso l'Unione col vantaggio dei dazi a zero.

Il secondo motivo, invece, è che la Cina ha cominciato a investire pesantemente nel settore tessile pakistano. L'ultimo annuncio, in ordine di tempo, è quello della Shandong Ruyi Science and Technology, che convoglierà due miliardi di dollari verso le imprese tessili della regione pakistana delPunjab.  Due miliardi sono una cifra impressionante: secondo il governo di Islamabad, per il rilancio del tessile di tutto il Paese basterebbero 6 miliardi in cinque anni.

  • Luigi |

    L’essere umano non vale nulla. Siamo in troppi. E ci sarà sempre qualcuno che si venderà a meno.

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